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Dottor Andrea Battisodo
Psicologo clinico e di Comunita'
Esperto in Psicologia delle Dipendenze
Esperto in Psicologia dello Sport
Riceve su appuntamento in Via dei Platani n.28/3
Cell.3281020440
Mail : a.battisodo@me.com
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"Quando curi una persona puoi vincere o
perdere, quando ti
prendi cura di una persona puoi solo vincere"
P. Adams
Quando l’ansia diventa un problema?
Molti ansiosi sono caratterizzati dalla ricerca
della perfezione, inconsciamente nutrono la convinzione di poter essere
accettati dagli altri solo se brillanti, vincenti, sempre all'altezza
della situazione.
Tutti quanti, durante il corso della nostra vita, abbiamo avuto la possibilità di vivere uno stato d’ansia,
e di aver tratto più o meno beneficio da questa esperienza, ma per
capire la differenza tra l’
ansia normale e
patologica ,occorre chiarire
di cosa si tratta.
L'ansia e' uno stato emotivo caratteristico
dell’uomo ed è generata da un meccanismo psicologico di risposta allo
stress. Questo, svolge la funzione di anticipare la percezione di un
eventuale pericolo, prima ancora che quest'ultimo sia realmente
sopraggiunto. L'ansia svolge pertanto una funzione protettiva nella
nostra vita, e si attiva quando una situazione viene percepita
soggettivamente come pericolosa. Cosi', si traduce in una tendenza
immediata all’esplorazione dell’ambiente, nella ricerca di spiegazioni,
rassicurazioni e vie di fuga. La reazione fisiologica del corpo di
fronte ad un pericolo è quella di prepararsi all'azione;
l'ansia
funziona da sirena d'allarme.
I sintomi che ci indicano che
siamo in presenza di uno stato d’ansia sono comprensibili sia da un
punto di vista cognitivo che corporeo:
Sintomi cognitivi:
- difficoltà di concentrazione
- difficoltà ad addormentarsi o ad avere un sonno sereno
- tendenza all’irritabilità
- tendenza ad un atteggiamento apprensivo
- risposte esagerate di allarme
- paura di perdere il controllo
- paura di non riuscire ad affrontare le situazioni
Sintomi corporei:
- sensazione di soffocamento
- sudorazione o mani fredde e bagnate
- nausea, diarrea o altri disturbi addominali
- vampate di calore, o brividi
L’ansia, quindi, non è solo un limite o un disturbo, ma
costituisce una importante risorsa, perché è una condizione fisiologica,
efficace in molti momenti della vita per proteggerci dai rischi,
mantenere lo stato di allerta e migliorare le prestazioni (ad es., sotto
esame).
Quando l'attivazione dell’ansia è eccessiva,
ingiustificata o sproporzionata rispetto alle reali situazioni, siamo di
fronte ad un disturbo d'ansia, che può complicare notevolmente la vita
di una persona e renderla incapace di affrontare anche le più comuni
situazioni.
Esistono due condizioni in cui l'ansia diventa patologica:
- Quando la risposta ansiosa e' esagerata e disfunzionale rispetto
agli stimoli che l'hanno indotta e l'individuo ne e' consapevole. Lo
stato ansioso si manifesta in maniera costante, disturbando il paziente
durante tutto l'arco della giornata con i sintomi già descritti, non è
gestibile con il ragionamento nonostante la persona riconosca la natura
esagerata della sua reazione.
- Quando lo stato ansioso compare in assenza di uno stimolo
scatenante. Lo stato ansioso compare in modo acuto ed e' caratterizzato
sensazione di soffocamento, sensazione di sbandamento, paura di morire o
di perdere il controllo (attacco di panico). Questi fenomeni sono
generalmente ricorrenti, di breve durata, e possono essere inattesi e
condizionare la vita del’individuo per questa loro imprevedibilità.
Per chi vive in un costante stato di tensione, l'ansia è un
grosso problema, ma dal punto di vista psicologico non è il problema, ma
è il sintomo di un malessere più profondo che emerge indirettamente.
Infatti,
quando l'ansia è presente in maniera forte, indica che la persona non è
in armonia con se stessa, con i suoi bisogni e desideri.
In
particolare, molte persone ansiose, soffrono per il divario fra quello
che sono e quello che vorrebbero essere. Chi soffre di ansia cronica va
contro se stesso e i propri sentimenti per cercare di adeguarsi ad un
modello di perfezione autoimposto: le emozioni, i pensieri, gli
atteggiamenti che non sono compatibili con tale immagine, vengono
considerati inaccettabili e spesso non affrontati. Poiché nutrono delle
aspettative irrealistiche e troppo elevate nei confronti di se stessi,
si sentono costantemente inadeguati e non all'altezza.
Assumere
la consapevolezza di trovarsi davanti a una situazione di ansia
patologica è il primo passo per poterla affrontare. Poiché questo tipo
di malessere incide sulla qualità delle proprie relazioni sociali,
familiari e di coppia, può diventare invalidante a causa delle reazioni
di evitamento e fuga che si mettono in atto. Chiedere e decidere di
affrontare un percorso insieme ad un Professionista, per dare un senso alla propria
ansia, è un atto di coraggio, che presuppone l’ammissione di un problema e
ricerca di una nuova modalità vivere.
Come si cura l'ansia?
La regola per combattere
l’ansia parte da un’unica affermazione, che l’ansia non va combattuta.
Non dobbiamo combattere, dobbiamo cedere. Dobbiamo imparare a non
pretendere niente da noi stessi, dobbiamo fare le cose per come le
sappiamo fare, non per come dovrebbero essere fatte. L’idea di non
migliorarci, ci può regalare uno stato di pace, non dobbiamo avere alcuna
aspettativa ma essere semplicemente presenti nelle azioni che facciamo.
Bisogna che impariamo a non guidarci e a non dirci sempre “sei andato
bene” o “non sei andato bene”. Spesso nella vita di tutti i giorni, ci
sforziamo di voler essere, agli occhi degli altri, un modello, un punto di
riferimento, una persona sulla quale poter contare; cerchiamo sempre di
fare la cosa giusta nel momento giusto, di accontentare tutte le
richieste che ci vengono fatte dalle persone che amiamo. Ma quando tutto
questo ci allontana dai nostri veri desideri, quando ci imponiamo di
essere quel modello a tutti i costi, allora la nostra psiche si ribella a
quell’Io troppo rigido, che non ci permette più di esprimerci come
dovremo. Dobbiamo accogliere l’ansia come un consiglio che ci viene dato
dal nostro corpo, che in qualche modo non vuole più sottostare a quella
figura di perfezione che ogni giorno ci sforziamo di essere.
Imparare
a divenire semplicemente noi stessi, con i nostri limiti e le nostre
imperfezioni, ci darà quel senso di realtà, di pace interiore, di
appartenenza alla vita. La qualità della vita cambia in modo radicale
quando rinunciamo alla strenua difesa degli equilibri consolidati,
sterili magari, ma rassicuranti. Di fatto, la maggior parte di noi,
impiega notevoli energie nel mantenere la propria esistenza il più
possibile conforme ai valori collettivi, in modo acritico e
spersonalizzante. Fin da piccoli ci viene insegnato a dover essere
“figli modello”, adeguandoci a comportamenti stereotipati, abbiamo dovuto
imparare a soddisfare i bisogni degli altri, in primis quelli dei
genitori.
Crescendo, spesso continuiamo ad adottare quelle
maschere e voler soddisfare sempre e comunque le richieste delle persone
a noi vicine. E’ il caso del ragazzo che decide di intraprendere quegli
studi universitari per esaudire i sogni dei genitori che vorrebbero
vederlo avvocato o ingegnere. Ma quale sarebbe stata la sua vera
vocazione se non avesse seguito i consigli dei genitori? La sua
creatività, i suoi desideri verranno repressi fin quando non sarà lui
stesso a decidere della sua vita, senza più condizionamenti esterni. Un
altro esempio lo possiamo trovare nelle persone che hanno deciso di fare
della propria vita una missione, che ha come unico scopo, quello di far
carriera e di trovare le proprie soddisfazioni nell’accumulare
ricchezze. Lo status sociale nella nostra cultura è sicuramente un
elemento molto importante, ma non dobbiamo permetterci di vivere solo per
poter dimostrare di essere o di avere, dobbiamo dare il giusto peso
soprattutto ai nostri bisogni interiori, arricchirci di quei valori che
nella società poco contano, ma che per noi, sono linfa vitale.
Abbandoniamo l’idea di dover apparire per poter essere, diamo più spazio
ai nostri desideri, allontaniamoci dall’effimero, svestiamoci da quella
maschera sociale che giorno dopo giorno diventa sempre più pesanti da
indossare.
Lo sforzo che ognuno di noi dovrebbe compiere,
consiste nel non arretrare dinanzi alla possibilità di vivere nuove
esperienze. Sono molte infatti le persone convinte che coltivare un solo
grande interesse e diventare dei super professionisti in quel campo,
sia una delle più grandi possibilità per realizzarsi nella vita. In
realtà non è così. Concentrare tutto il proprio impegno e le proprie
energie, potrà si farci raggiungere una meta specifica, magari anche
prestigiosa e degna di rilievo, ma questo traguardo pregiudica e
ostacola la possibilità di crescere. Maggiore sarà la nostra
specializzazione in un campo, minore sarà il grado di conoscenza della
realtà che riusciremo a raggiungere. Impegnarsi in un’unica direzione e
sfruttare solo una minima parte delle risorse di cui siamo dotati,
significa compiere un grave errore e condannarci senza volerlo a una
drastica limitazione conoscitiva.
L'ansia e i farmaci
I
farmaci hanno conquistato sempre più mercato. Solitamente gli
ansiolitici sono il primo presidio che viene adottato dal medico di
base. Spesso però, dopo una prima prescrizione, il paziente tende ad
autogestire la terapia modificando i dosaggi, e questo è da evitare,
perché gli ansiolitici, se non usati correttamente, possono causare
dipendenza, disturbi della concentrazione, dell’attenzione e della
memoria. Il farmaco non è l’unico rimedio contro l’ansia. Le strategie non
farmacologiche, come le tecniche di counselling o gli interventi
psicoterapici di sostegno rappresentano una risposta terapeutica di
grande efficacia.